LA NOSTRA SFIDA ALLA MAFIA
di Alfio Foti*
Per lARCI siciliana tutelare i diritti di cittadinanza e creare condizioni di
giustizia sociale significa innanzitutto ribadire la scelta dellimpegno
antimafia.
Il nostro impegno antimafia, che sul piano culturale trova riscontro in tutte le attività
che portiamo avanti, deve essere nello specifico ancora rafforzato e migliorato. E questo
perché nei confronti del fenomeno mafioso vi è un tentativo di rimozione misto alla
rassegnazione derivante da una sua presunta invincibilità, mentre si sviluppa un inaudito
e volgare attacco ai magistrati che più si sono esposti sul fronte della affermazione
della legalità e della lotta alla criminalità organizzata, fino alla scelta emblematica
e gravissima di riduzione o eliminazione delle scorte.
Inoltre, cè
da ribadire che la stessa cultura imperante, i modelli culturali proposti o imposti, la
ricomposizione di determinati blocchi sociali che sono anche allorigine delle
dinamiche elettorali particolari che hanno caratterizzato e stanno caratterizzando la
nostra Regione, determinano contesti in cui la mafia oggettivamente trova nuove
possibilità di rilancio e affermazione.
La mafia dello stragismo è perdente, mentre vince la linea della mediazione, della
sommersione, della presenza attiva nelle attività economiche e nel controllo degli
appalti, della stipula di nuove alleanze.
Vi è un nesso chiaro tra le dichiarazioni di un Ministro della nostra Repubblica sulla
necessità di convivere con la mafia, politiche di sviluppo sostanzialmente
basate su grandi opere e cementificazione, approvazione di interventi legislativi che
riducono fortemente lincisività dellazione di contrasto alla mafia,
delegittimazione e attacco alla autonomia dei Magistrati.
Come cè un nesso tra i processi di globalizzazione economica e il moltiplicarsi di
organizzazioni criminali. Prima le società mafiogene afferma Umberto Santino
erano a orizzonte limitato dal punto di vista geografico. Adesso invece i processi
di globalizzazione, smantellando le economia legali non competitive aggravano gli
squilibri territoriali e i divari sociali e favoriscono il proliferare di gruppi criminali
di tipo mafioso e lo sviluppo dellaccumulazione illegale.
E più che mai necessario cercare in tutti i modi di sconfiggere lidea della
convivenza che, se accettata, significherebbe di fatto potenziare la presenza mafiosa. Ed
è necessario rompere un certo equilibrio che si sta stabilendo tra Mafia e Stato,
incrementare il lavoro di vera e propria animazione territoriale per evitare che sedimenti
una certa apatia sociale e si rilanci il protagonismo dei cittadini in quella che è stata
ed è una lotta di liberazione, favorire che il dibattito su queste tematiche si sviluppi
e venga garantita a tutti la libertà di esprimersi su argomenti che rischiano di
diventare tabù.
Lappello per la libertà di stampa nella lotta contro la mafia, a seguito delle
incredibili condanne a Umberto Santino e Claudio Riolo, va in questa direzione.
Come va in tale direzione limpegno dellARCI di rilanciare la Carovana
Antimafia che con il 2002 assumerà carattere nazionale, interessando 10 regioni italiane
e che sarà co-promossa e co-gestita con Libera e Avviso Pubblico.
La Carovana siciliana partirà dai terreni confiscati a Corleone e assegnati allARCI
tramite la Cooperativa Lavoro e non solo e servirà anche a lanciare una
campagna di sostegno al progetto Liberarci dalle Spine che è già in fase di
concretizzazione e che darà i primi frutti biologici a partire dalla prossima
primavera.
E va ancora nella medesima direzione la scelta di ARCI-Sicilia di sviluppare
lattività di prevenzione che ha trovato in progetti quali Pole Position, Educativa
Domiciliare di Gela e altri sparsi nel territorio, momenti estremamente qualificanti e da
cui sono emerse indicazioni, ipotesi, esperienze una per tutte i Laboratori del
Cambiamento che meriterebbero un quadro legislativo di sostegno che finalmente
assicuri la necessaria continuità puntando decisamente sul ruolo della società civile
organizzata, sulla comunità responsabile, sulle reti sociali locali per realizzare quella
bonifica sociale indispensabile perché le culture e le pratiche mafiose finalmente non
possano più attecchire o, quantomeno, essere fortemente ostacolate.
Siamo sicuramente daccordo con Antonio Ingroia quando egli afferma: il quadro
generale non è incoraggiante, ma è proprio in momenti come questo, in cui rischia di
prevalere definitivamente lo spirito di convivenza con lillegalità, che ciascuno va
messo di fronte alla propria responsabilità pretendendo - da cittadini innanzitutto - una
legislazione antimafia la più efficace possibile. Lesperienza ci insegna che
loperato di ciascuno va valutato soltanto in base ai fatti e ai comportamenti
concreti e non certo a pochi proclami di principio e pubbliche dichiarazioni più o meno
felici e che occorre, da parte di tutti, maggiore attenzione e sorveglianza nella
consapevolezza della posta in gioco.
*Presidente
regionale di ARCI Sicilia
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